Yan

I praticanti dei Sak Yan, non solo monaci

Sak Yan

Molti hanno l’idea che il Sak Yan sia esclusiva thailandese, altri ancora credono che i monaci abbiano la prerogativa di questa pratica. In realtà i fatti son ben diversi.

Prima di tutto è necessario distinguere il luogo di origine di una tradizione dalla tradizione stessa.  Se guardiamo all’attuale situazione in Tailandia, per esempio, possiamo notare un aumento di interesse verso le scienze esoteriche che in molti casi va di pari passo alla diminuzione della pratica buddista tradizionale. In molti, infatti, si avvicinano alla tradizione dei Reusi, alla pratica laica o al monacato al fine di studiare queste scienze ed avere accesso al vasto mercato magico tailandese il quale include l’applicazione di Sak Yan, il confezionamento di amuleti e rituali di ogni genere.

Mercato degli amuleti di Chiang Ma

La richiesta del mercato arriva anche da cinesi, malesiani e singaporiani che dispongono di grosse quantità di denaro e dai molti thailandesi che si affidano alle scienze esoteriche per trovare una veloce scappatoia a dukkhā (condizione insoddisfacente della vita umana) piuttosto che coltivare il Dhamma. Purtroppo dietro a questo interesse si cela spesso l’insidia di tralasciare la propria pratica personale a favore di cospicui guadagni economici. Con queste parole non si vuole demonizzare il denaro, che è pur sempre necessario per il sostentamento, ma l’attaccamento verso di esso e l’intento di accumulare ricchezza e fama. Ricordiamo che ogni buon praticante dovrebbe essere guidato dall’Ottuplice Sentiero (retta comprensione, retto pensiero, retta parola, retta azione, retti mezzi di sussistenza, retto sforzo, retta attenzione, retta concentrazione), incurante delle otto motivazioni mondane (piacere-sofferenza, lodi-critiche, guadagno-perdita, buona reputazione-anonimato). 

Inoltre è necessario tenere a mente che la pratica è fondamentale per dare potere al proprio operato magico. E’ quindi importante essere dei buoni praticanti dell’insegnamento del Buddha se vogliamo che la nostra azione magica porti beneficio agli altri e non serva solo ad ingrassare il nostro ego e le nostre tasche Sebbene ci siano molti monaci che tatuano Sak Yan, non è corretto affermare che questa pratica sia una loro prerogativa. Anzi, a più riprese il Buddha ha invitato i propri monaci a stare alla larga dalle scienze magiche in quanto ritenute fonte di distrazione per la loro pratica. (vedi Kevatta Sutta, Samaññaphala Sutta ecc). Oggigiorno, l’applicazione di Sak Yan e la fabbricazione di amuleti rappresenta una parte importante dell’operato di diversi templi e monaci in Tailandia. Queste attività contribuiscono spesso a creare un collegamento tra la popolazione laica ed il Dhamma, rappresentando inoltre una fonte di sostentamento per il Sangha.

Monaci al tempio di Wat Bang Phra

I samnak (luoghi in cui Ajahn laici e Reusi praticano ed offrono i loro servizi) ed i templi ricoprono ancor di più un ruolo sociale nelle zone rurali della Tailandia. Qui la pratica del Sak Yan rappresenta un’occasione di aggregazione che favorisce l’avvicinamento agli insegnamenti Buddha di persone che potrebbero diventare un problema per la società. Nella fattispecie, un buon Maestro laico è in grado di fornire una trasmissione molto pratica del Dhamma. Infatti, a differenza dei monaci, egli deve affrontare giornalmente situazioni e problematiche ritenuti comuni, legate al cibo, al denaro, alle relazioni famigliari ecc.

Nel mare di informazioni che circola su internet è spesso difficile discernere tra quelle genuine e quelle non corrette. Confrontarsi con chi ha una connessione diretta con queste tradizioni sarebbe l’approccio migliore per avere una giusta comprensione di determinate tematiche. Le barriere linguistiche, geografiche e culturali rappresentano per noi occidentali un fattore limitante che preclude l’accesso a determinate informazioni. Ovviamente queste difficoltà portano molte persone a fare affidamento unicamente ad informazioni trovate su blog e siti internet. E’ spesso questo modo superficiale di rapportarsi a ciò che non conosciamo che compromette la comprensione della tradizione. 

Scritto da Reusi Bhālacandra

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3 Comments

  • Reply
    Betsey Melrose
    28 Maggio, 2020 at 6:35 am

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  • Reply
    ปั้มไลค์
    16 Luglio, 2020 at 4:11 pm

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    30 Settembre, 2020 at 5:37 pm

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