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L’evoluzione del rosario

Il rosario, conosciuto anche come Japamālā, è un ausilio mnemonico utilizzato principalmente nella pratica religiosa della recitazione di preghiere ed incantesimi e la ripetizioni di nomi ed attributi delle divinità, utilizzato da devoti induisti, buddisti, cristiani, musulmani ed alcuni ebrei.  Sebbene oggigiorno il rosario sia composto principalmente da semi, pietre o legno, anticamente esso non era altro che un accostamento di nodi, una sorta di abaco a supporto della memoria umana. Un’ usanza non tanto lontana da noi se pensiamo ai nodi ai fazzoletti di stoffa che nonni e bisnonni tenevano nel taschino della giacca e nelle tasche dei pantaloni.

Storia

L’evidenza più antica sull’esistenza del rosario compare nella letteratura indiana, in un passo del Canone Jaina che recita “L’uomo che nella pratica della virtù si impegna nell’estirpazione di tutti i suoi vizi è come colui che sgrana tra le sue dita i semi del rosario. Se egli continua ad afferrare i semi uno ad uno, arriverà velocemente alla fine. Estirpando le sue cattive inclinazioni una ad una, un uomo raggiunge la perfezione”. Gli induisti furono i primi ad evolvere il rosario grazie agli asceti i quali ricorsero all’operazione di conteggio per promuovere la contemplazione e l’astrazione mentale. 

Materiali

Il numero dei grani, il loro materiale ed il colore può variare a seconda delle tradizioni e del loro utilizzo. Alcuni rosari sono composti da grani di semi, pietre, ossa, legno, conchiglie e gemme. 

I devoti di Shiva prediligono i mala fatti con semi di Rudraksha, un frutto che cresce sugli alberi di Elaeocarpus ganitrus, diffusi nel sud est asiatico. Essi rappresentano le lacrime di Rudra (archetipo di Shiva), alcuni dicono versate per il dolore ed altri per l’estasi, le quali si sono cristallizzate nella forma di questo seme. Ogni seme di Rudraksha può avere diversa grandezza e diverso numero di facce chiamate mukhi. A seconda del numero di mukhi, il seme può apportare un valore benefico differente. 

Donna pulisce dei semi di Rudraksha raccolti nei pressi del tempio Pashupatinath, Nepal

Un altro seme comunemente usato per confezionare rosari proviene dell’albero della Bodhi (ficus religiosa). Sono molti i devoti buddisti che si recano annualmente a Bodh Gaya, in India, a raccogliere questi semi perchè proprio in questo luogo, sotto ad un albero di Bodhi, Siddhartha Gautama raggiunse l’illuminazione diventando così un Buddha. L’interesse verso i semi di Bodhi è cresciuto a dismisura negli ultimi anni quando divenne noto che il Dalai Lama possedeva un rosario composto da questi semi. I cinesi passarono quindi dall’acquisto dei semi direttamente a quello degli alberi, creando un mercato da milioni di dollari. 

Tradizione Buddista

I buddisti indossano solitamente rosari composti da 108 grani, numero considerato sacro. Questo numero è legato principalmente alle qualità del Buddha, del Dharma e del Sangha, le quali vengono recitate in un giro completo di rosario. Il numero 108 viene inoltre attribuito ai Reusi della tradizione thailandese, alle condizioni mentali peccaminose da estirpare con la recitazione del rosario, al numero dei Brahmans che predissero il destino del Buddha alla sua nascita, al numero dei segni sui piedi delle statue del Buddha rappresentate in Birmania, al numero di volumi che compongono le sacre scritture tibetane (Kahgyur), al numero di colonne che circondano la Pagoda Bianca a Pechino, al numero dei fuochi accesi lungo il mare, fiumi e laghi durante la ricorrenza dei morti in Giappone. 

Oltre alla recitazione di preghiere e per la meditazione, in alcuni paesi del sud est asiatico il rosario viene indossato come amuleto di protezione, adoperato per scacciare gli spiriti maligni, utilizzato per la divinazione e le benedizioni. 

Tradizioni tailandesi

In Thailandia l’uso del rosario è maggiormente presente al nord, nella zona Lanna. A seconda delle tradizioni, esso è considerato un oggetto privato o solo uno strumento per il conteggio, similmente ad alcune località del Myanmar dove è possibile usare i rosari messi a disposizione nei templi. Come nella maggior parte delle tradizioni buddiste, il rosario tailandese è solitamente composto da 108 grani di semi, legno o pietre. Anticamente i grani venivano creati macinando e compattando insieme diversi materiali, tra cui alcune erbe, anche di natura medicinale, nei quali venivano inserite un piccolo Takrut, rotolo di rame sul quale vengono inscritti degli incantesimi. Anche la corda con cui viene composto il rosario ha una sua connotazione che prende diverse sfumature a seconda del colore utilizzato. 

Una praticante annoda dei rosari da 108 grani

La tradizione legata ai rosari è molto antica e sfaccettata. Il mala nasce come strumento per il conteggio delle ripetizioni, senza nessun potere particolare e solo col passare del tempo si sono sviluppati diversi sistemi che contemplano il suo utilizzo, legati alle varie tradizioni religiose. Come sempre è l’intento di chi lo possiede e lo utilizza a determinarne il suo potere. Sebbene l’argomento abbia molte varianti complesse, è fondamentale ricordare che la grande differenza è determinata dall’utilizzo che se ne fa. 

Scritto da Lekhā e Reusi Bhālacandra.

Fonti: Oltre alla nostra esperienza di praticanti, il nostro articolo attinge dal saggio “The Rosary in Magic and Religion” di Winifred S. Blackman

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1 Comment

  • Reply
    Victor Mcclamroch
    28 Maggio, 2020 at 6:28 am

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